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LOTTE PER LA LIBERAZIONE

Salvare l’allegria e riprendere la strada
Straordinario Luis Sepùlveda. Scrive, su Repubblica del 9 settembre, ricordando il Gap, Grupos Amigos del
Presidente, tredici ragazzi della guardia personale di Allende che rimasero con lui fino alla fine in quel tragico
11 settembre 1973: «La guardia non si arrendeva né abbandonava il Compagno Presidente». Poi furono catturati
dai macellai fascisti di Pinochet, «torturati, mutilati, assassinati dalla soldataglia in un’orgia di sangue».
«È impossibile ridurre al silenzio la voce dei combattenti e le loro ossa minuscole hanno rivelato i loro nomi,
hanno detto: “Io sono ciò che resta di Oscar Reinaldo Lagos Rìos, ventun anni, nome di battaglia Johnny,
Gap, assassinato il 13 settembre 1973”. I nostri compagni oggi riposano nel mausoleo degli eroi, accanto alla
tomba del Compagno Presidente. Il Gap non si arrende». Nel 2009 è stato pubblicato in Italia il romanzo di
Sepùlveda “L’ombra di quel che eravamo”. Il romanzo è introdotto da questa dedica: «Ai miei compagni
ed alle mie compagne che caddero ma poi si rialzarono, curarono ferite e difesero risate salvando l’allegria e
riprendendo la strada».
Ecco, nel tempo plumbeo delle esternazioni della Santanchè e dei raduni di Casapound, dei proclami contro
la Costituzione e l’antifascismo di Jp Morgan e del fetore mortifero di una possibile nuova guerra, forse è la
linea da seguire anche qui: salvare l’allegria e riprendere la strada. E non arrendersi mai.
Zazie
  22 ottobre 0.25.35
Ecco la testimonianza apparsa oggi su “Il Manifesto”

E IL BLACK BLOC BATTE IL CINQUE..
All’angolo di via Merulana compaiono di botto una trentina di ragazzi e ragazzini tutti neri e con i caschi in testa. Iniziano a rompere i vetri di una banca. Subito tutte le persone del corteo le prendono a male-parole. A un certo punto un pezzo del corteo viene alle mani con loro. Avevo un forte sentimento di disgusto per la piega che stavano prendendo gli eventi. Tra l’altro in modo repentino. Gli sfasciatori si sono sparsi nel corteo alla spicciolata. Quasi tutti infilandosi nuovamente al suo interno o andando verso San Giovanni. Tranne uno che, ancora con il casco in testa, si è avviato fuori del corteo. Verso S. Maria Maggiore. Cosa che ho fatto anch’io perché lo stupore di gioia iniziale tornava ad essere sostituito dalla voglia di tornarmene a casa. D’un tratto mi sono accorto che lo sfasciatore continuava a fare il mio stesso percorso. Era sull’altro lato del marciapiede. Abbiamo passato due cerchi concentrici di camionette prima di arrivare fuori dalla manifestazione. Io con i miei pensieri in testa. Lui invece sempre con il casco in testa. Dopo il primo livello mi sono detto, ma come è possibile che passa così tranquillo lo sbarramento della polizia con il casco? Tra l’altro dopo aver fatto la sua parte di sfasciatore e ancora vestito di tutto punto? Allora ho guardato con più attenzione. Arrivato al secondo livello di sbarramento si è tolto il casco. Aveva diciotto anni a stento. Il sorriso con cui lo hanno salutato tutti gli agenti del secondo livello di sbarramento era davvero grottesco. Poi ci è passato in mezzo, ha battuto il cinque con uno di loro e ha confabulato per qualche minuto con uno dall’aria di superiore che stava dietro ai due blindati..



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